È con grande tristezza che vi annuncio la scomparsa del Prof. Ernesto Strambi fondatore della nostra Associazione e Presidente Emerito, per le complicanze di una neoplasia vescicale recentemente diagnosticata.

Nonostante avesse compiuto 90 anni, è stato fino alla fine lucido e presente, accompagnando regolarmente l’attività dell’AIRM che, a buon diritto, continuava a considerare la “sua” Associazione, con richieste di informazioni e commenti su quanto succedeva. Aveva accolto con estrema soddisfazione l’emanazione del Decreto legislativo 101/2020, complimentandosi con tutto il direttivo, e nella sua reazione alla notizia mi è sembrato di cogliere una grande serenità, come avesse avuto la prova definitiva di aver lasciato in buone mani la sua creatura.

Era nato nel 1930, e dopo la laurea era stato interno nell’Istituto di Medicina Legale dell’Università La Sapienza di Roma diretta dal prof. Gerin e proprio a questo periodo estremamente formativo erano dedicati racconti ed aneddoti che amava rievocare negli ultimi anni.

Entrato poi in ENEA (all’epoca CNEN) aveva approfondito le sue conoscenze in radioprotezione medica, collaborando con i massimi esperti in materia sia in Italia (primo fra tutti il prof. Polvani, presidente AIRP e primo presidente IRPA), che all’estero (aveva intessuto fervidi rapporti professionali con tutta la scuola francese di radioprotezione medica), diventando progressivamente il maggior esperto italiano nelle malattie da radiazioni ionizzanti, chiamato per questo a partecipare, in veste istituzionale, alla gestione dei maggiori eventi incidentali.

Nel 1977, insieme ad alcuni altri colleghi medici presenti nell’AIRP (unica associazione italiana di radioprotezione dell’epoca), ha fondato la nostra Associazione, della quale ha personalmente scelto il nome ed il logo, quell’uomo vitruviano intrecciato con il simbolo della radioattività che ormai è divenuto il nostro “marchio di fabbrica”. In questa fase pionieristica ha contribuito, in modo determinante, a porre le basi della nostra dottrina, anche attraverso la faticosa realizzazione dei primi convegni, consolidando e sistematizzando quelle che oggi consideriamo delle conoscenze acquisite ma che, al tempo, non erano ancora affatto scontate. Per fare solo un esempio (ma ce ne sarebbero tanti), nel 1976 ha pubblicato, in un documento ufficiale della Comunità Europea, le “regole” per l’espressione del giudizio di idoneità del lavoratore esposto, che nel 2002 (quindi ben 26 anni dopo!) sono state integralmente trasferite in Gazzetta Ufficiale nei criteri del DM 488/2001, che tutti noi oggi applichiamo.

Dietro il suo impulso l’AIRM ha cominciato farsi conoscere come un consesso di professionisti sanitari, non numerosi ma preparati, esperti di una materia così particolare quale la radioprotezione medica. Allo scopo di diffondere la cultura e la scienza radioprotezionistica, all’inizio degli anni ’90, nella sua veste di Presidente AIRM ha creato anche la rivista “Aggiornamenti di Radioprotezione”, che ancora oggi è la nostra “vetrina”, apprezzata da tutti gli esperti del settore.

Nel corso degli anni è stato riconosciuto ed apprezzato come autorevole e qualificato interlocutore degli organismi ministeriali che, nel tempo, hanno redatto le norme nel campo della radioprotezione medica, ed era ancora vivo il suo rammarico, condiviso fin da quell’epoca con Giorgio Trenta, da poco a lui succeduto nella carica di Presidente AIRM, della soluzione scelta nel DLgs 230/95 per la sorveglianza medica degli esposti.

È stato un uomo di scienza, un profondo conoscitore e brillante divulgatore della sua materia, professionista unico (un modello per noi Medici Autorizzati), un uomo dal carattere forte, deciso, convinto della bontà delle sue idee e quindi determinato a raggiungere i suoi obiettivi, esponendosi per questo motivo, come spesso accade, a critiche da parte di coloro che non condividevano appieno le sue posizioni.

In queste poche righe ci piace ricordare il suo rigore logico nel gestire qualunque questione, la sua capacità di affrontare e risolvere i problemi, la sua voglia di conoscere e di condividere con gli altri le sue conoscenze, come sa bene chi ha ascoltato le sue lezioni ai convegni nazionali e soprattutto al corso annuale dell’AIRM di Roma che proprio lui (e come avrebbe potuto essere diversamente!) ha fortemente voluto, insieme ad alcuni di noi, nel 2005.

E’ stato un vero “maestro” perché sapeva comunicare ed insegnare, trasferendo a chi lo ascoltava il suo sapere sia sotto l’aspetto scientifico che professionale, senza mai dimenticare quello umano, qualità che lo portava, nella sua attività professionale di medico di radioprotezione, a momenti di sincera empatia con il lavoratore esposto (come nel caso dell’incidente di Brescia, nel quale seguì personalmente il ragazzo vittima dell’irradiazione anche all’ospedale specializzato parigino, fino alla sua morte).

Sabato 26 settembre lo abbiamo accompagnato nel suo ultimo viaggio, consapevoli che se ne andava un pezzo importante della nostra storia professionale e personale. Sappiamo, tuttavia, che di ciascuno di noi rimane quello che abbiamo saputo creare e trasmettere in termini umani e professionali. E di Ernesto Strambi, al di là del ricordo personale, a tutti noi rimane certamente molto.

Ciao Ernesto.

Roberto Moccaldi